La sinistra che non c’è, il carisma di Bersani, Vendola e i cliché indotti.

In italia circola da un po’ di tempo la “notizia” della scomparsa della sinistra.

Il processo inizia col governo D’Alema, che ottiene la fiducia dopo la caduta del primo governo Prodi, nel 1998. In questa circostanza Rifondazione comunista toglie l’appoggio esterno al governo. Da quel momento i rapporti coi rifondaroli per i “fratelli maggiori” del PDS (DS, Ulivo e compagnia cantante) saranno sempre caratterizzati da una certa instabilità e litigiosità. L’allontanarsi dal PRC, consente al gruppo nato come PDS di muoversi sempre più verso il centro. Una tendenza gaussiana che come tutti sanno, è dovuta alla necessità dei partiti maggiori di accaparrarsi i voti degli indecisi, i quali a loro volta sono decisivi al fine della vittoria elettorale dell’una o dell’altra parte.

In un secondo momento la necessità di porre fine alla litigiosità che aveva caratterizzato il cosiddetto centrosinistra, ha spinto alcuni esponenti delle due anime del partito (ex comunisti, ex democristiani) a cercare una soluzione di compromesso, che però compromesso non era. Ovviamente si fa riferimento alla fondazione del PD nei primi mesi del 2008, che ha spostato ancora più verso il centro l’anima ex comunista del vecchio Ulivo, anche e soprattutto a causa del ruolo avuto dai suoi primi due segretari.

E nella ricerca di un falso compromesso, ça va sans dire, l’errore è compiuto, perchè nessuna delle due anime (sarebbe più corretto dire fazioni) accetta una decisione dell’altra senza pensare che si tratti di sottomissione. Cosa che francamente capisco: vedere imporre a un partito a vocazione fortemente laica come i DS una visione vaticanista come quella dei vari Rutelli, Franceschini, Binetti et caetera, avrebbe irritato chiunque. Ma si può dire che il reciproco sia almeno altrettanto comprensibile.

Forse sarebbe stato davvero meglio abbandonare il sogno della vocazione maggioritaria e dedicarsi ognuno alla sua fetta di elettorato, cercando di estenderla il più possibile e cercando di limitare la litigiosità alle sedi di partito, evitando come la peste ogni dichiarazione a mezzo stampa che poteva mettere in difficoltà la coalizione e minarne l’unità.

Questo sarebbe stato il primo passo per creare un’alleanza elettorale che, sebbene non realmente coesa, avrebbe avuto quantomeno la possibilità di apparire tale.

Soprattutto alla luce del fatto che Berlusconi conquista molti elettori promettendo loro governi stabili ed efficienti. Che poi questi governi stabili ed efficienti non abbiano intrapreso una riforma strutturale che sia una in sette anni abbondanti di governo questo importa meno, perchè ogni atto emanato dall’esecutivo passa al trucco e parrucco dell’informazione televisiva nostrana.

Comunque…

Dopo due leaders sostanzialmente bruciati, Veltroni e Franceschini, che hanno provato a far prevalere la corrente centrista ed ex dc, il congresso del PD ha sancito la leadership di Pierluigi Bersani, uomo colto e raffinato (come testimonia tra le altre cose il suo libretto universitario), sensibile e pragmatico. Secondo la stampa e secondo un cliché che si sta diffondendo a macchia d’olio nell’opinione pubblica italiana, egli sarebbe tuttavia sprovvisto della qualità principale di un leader politico, ergo il cosiddetto carisma.

Personalmente non sono d’accordo. Non sono d’accordo sul fatto che la principale qualità di un politico debba essere il carisma. Intendiamoci, il carisma è un ottimo modo per essere votati e per questo motivo credo che tale caratteristica serva molto più in sistemi politici come quello semipresidenziale francese o come in quello presidenziale americano. Tuttavia le qualità di un premier devono essere molteplici. A dimostrazione che in Italia il carisma è meno rilevante, basta dire che il centrosinistra è riuscito a sconfiggere per 2 volte il pur carismatico Berlusconi col pacato Prodi, che tra le tante qualità che aveva, non aveva sicuramente la carica trascinatrice di un Obama o di un De Gaulle. In una forma di governo fortemente parlamentare come la nostra, tra le qualità di un leader di colazione, il carisma è subordinato a diverse altre peculiarità tra le quali deve spiccare la capacità di mediazione tra le varie anime della coalizione, qualità di cui Berlusconi è totalmente sprovvisto per la sua mancanza di sensibilità democratica. Anche per questo motivo Berlusconi è un pessimo premier.

Berlusconi è carismatico, è vero, e per questo viene votato. Tuttavia il suo è un carisma malato e insano, perchè basato solo sulla sua figura e non sulle idee.

Dal dizionario Hoepli:

carisma
[ca-rì-ʃma] o [cà-ri-ʃma]
s.m. (pl. -mi)
1 TEOL Grazia soprannaturale concessa dallo Spirito Santo a un individuo, a vantaggio di tutta la comunità
‖ estens. Grazia santificante, infusa al cristiano con i sacramenti

Wikipedia riporta una citazione del primo teorico del carisma, il sociologo tedesco Max Weber, secondo il quale l’autorità carismatica sarebbe fondata sulla devozione all’eccezionale santità, eroismo o carattere esemplare di una singola persona, e dei modelli normativi o ordini rivelati o impartiti da tale soggetto.

Dunque Bersani non avrebbe queste caratteristiche, caratteristica invece chiaramente appartenente a Berlusconi, ma anche a Di Pietro, Vendola e Grillo. Il problema è che questo cosiddetto carisma si fonda su idee e concetti espressi; questi concetti possono essere di diversi tipi e agire su diversi livelli della psiche di chi ne viene a contatto. Il carisma di Berlusconi si basa sostanzialmente su idee semplici, che hanno un effetto dirompente su cittadini sostanzialmente diseducati sia alla prassi democratica, sia all’analisi consapevole della situazione politica.

Queste idee sono:

Berlusconi lotta contro i comunisti. I magistrati sono comunisti e lottano contro Berlusconi, per questo ha sempre problemi con la giustizia. Berlusconi è l’unico uomo forte capace di tenere una coalizione in pugno.

Questo è un dogma, un mantra che viene ripetuto ossessivamente dal 1994 e che a furia di essere ripetuto è diventato vero per buona parte degli italiani.

E commentare ulteriormente queste frasi non serve. Però con questi motti il Cavaliere è riuscito a creare un manipolo di seguaci che lo seguirebbe anche in mezzo alle fiamme, questo perchè è riuscito a creare un gruppo e in seguito un fortissimo senso d’appartenenza a questo gruppo. Per fare ciò gli è stato necessario soltando denunciare in ogni occasione il proprio accerchiamento e invitare i membri del gruppo a stare compatti con lui e a resistere a questo assedio. In un certo senso è quello che ha fatto Mourinho lo scorso anno nel mondo Inter, coinvolgendo e unendo società, calciatori e tifosi, denunciando un accerchiamento mediatico e del palazzo contro i nerazzurri. Funziona.

Bersani non ha fatto niente di tutto ciò, purtroppo o per fortuna. Sta cercando di smarcarsi dalla politica di palazzo per dare l’idea di poter condurre la politica dal cosiddetto “paese reale”, e così si spiega il fatto che salga sui tetti e che vada a sentire le rimostranze dei lavoratori in via di essere messi in cassa integrazione. Questo è un altro tipo di comportamento, non basato sul populismo nè su menzogne come quelle di Berlusconi, ma volto a far vedere che l’alternativa di sinistra in Italia esiste e che essa si prenderà cura di tutti quelli che il governo attuale sta dimenticando o minacciando. Questo è carisma sano perchè non è personalistico, è un’idea di partito e non di uomo, e quindi si smarca da quello di Berlusconi e Di Pietro, ma anche di Vendola.

Il vero obiettivo di Bersani in questo momento è proprio evitare il sorpasso a sinistra che Vendola sta conducendo in maniera piuttosto rischiosa, ma finora efficace. Se non sbaglio, Bersani ha cominciato a farsi vedere nelle piazze e nelle manifestazioni soprattutto di recente, dopo aver riscontrato come questo tipo di condotta paghi in termini elettorali; credo che lo abbia sperimentato sulla propria pelle soprattutto dopo l’expolit di Vendola registrato in questo periodo.

Il governatore della Puglia è un abile comunicatore e ha sicuramente dalla sua il successo registrato negli anni di governo nel tacco dello stivale, sebbene le macchie di corruzione non manchino sulla sua giunta. Fantastico il modo in cui ha usato la propria omosessualità come grimaldello per aprirsi spazi in tv dopo la frase imbecille di Berlusconi sui gay. Ha fatto di una debolezza, perchè essere omosessuale nella politica italiana è una debolezza, un suo punto di forza. Non a caso SEL nel suo simbolo mette, come fatto da Berlusconi e Di Pietro (e Fini e Bossi), il nome del suo leader. A differenza di quanto invece fa il PD.

Il fatto è che questa mancanza di personalismo nella condotta politica di Bersani viene giudicata come un difetto e non come un pregio. E qui è la stampa ad avere grosse responsabilità. Perchè se da parte del Giornale, di Libero, de Il Tempo e via dicendo non ci si aspetta niente di diverso da quello che sono, cioè propaganda, sarebbe lecito aspettarsi che in quotidiani meno schierati come il Corriere e la Stampa questi pregi del “bersanismo” vengano perlomeno citati, se non esaltati. In un paese in cui per anni l’attivismo politico è stato ridottissimo, in cui la partecipazione diminuiva al crescere continuo della disillusione, Bersani e il PD stanno provando a invertire la tendenza, per esempio con la campagna Porta per porta (onde evitare ogni richiamo a Vespa), ma anche con YouDEMTv, le scalate dei tetti delle università e la partecipazione agli scioperi e via dicendo. Questi sono segnali positivi, molto positivi, anche e soprattutto per uno come me che il PD non l’ha mai votato. Gaber infatti diceva che la libertà è partecipazione.

La stampa è però riuscita a far passare l’idea che la sinistra italiana sia in perenne crisi, in cerca d’identità e financo di un leader. Questo concetto ormai è diventato un vero e proprio cliché da cui non si può uscire se non si analizza seriamente e serenamente la situazione. La battuta di Corrado Guzzanti a Vieni via con me su Bersani rappresenta proprio questo sentimento che fa danni soprattutto nell’elettorato di centrosinistra. (Mario Sechi su il Tempo di oggi, in un pezzo sulla pubblicazioni dei resoconti dell’ambasciata americana a Roma, ha parlato della “crisi del centrosinistra” e della carenza di leadership, e chissà quanti altri quotidiani oggi lo hanno fatto in articoli che poco hanno a che vedere con questo tema.)

La sinistra italiana si sta rialzando. Vendola è una parte di questo, Bersani l’altra e quella più importante. La sinistra italiana ha trovato un leader capace, un leader che può non sfondare gli schermi con slogan populisti, ma che può invece fare finalmente buona politica e questo leader non si chiama Nichi Vendola, ma Pierluigi Bersani.

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