Vincoli, legacci e via dicendo.

Cari i miei 3 lettori, ho un annuncio da farvi:

ho deciso. Sono passate 2 slalom medie, 3 bicchieri di prosecco e una lunga telefonata, ma ho deciso che qualcosa deve succedere.

Lo metto nero su bianco, su queste pagine inesistenti, affinchè rimanga una traccia, inesistente, di questo mio atto di autodeterminazione.

Parto. Non per un lungo periodo, ma parto. Spero di riuscire a viaggiare fino a posti abbastanza remoti.

Vorrei scrivere un diario di viaggio, un pellegrinaggio attraverso quei luoghi in cui gli uomini hanno ancora influenza sulle vite di altri uomini, in quei luoghi dove la solitudine di un individuo completamente autosufficiente, poichè in grado di rispondere a ogni propria esigenza col denaro, non esiste poichè non esiste l’autosufficienza economica; o, per essere meno sociologici e più banali, dove gli inverni sono rigidi e le estati miti, come recita il mio sussidiario delle elementari.

Lo scrivo qui perchè rimanga una pietra miliare, la prima, in questo percorso, che funga da stimolo e da pungolo per i mesi che verranno.

Me racumandi!

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Dorogie chitateli… (Cari lettori…)

A più di un anno di distanza riesumo questo blog. Quando il suo pensiero mi sfiorava me lo immaginavo un po’ come la carcassa un po’ scrostata di una vecchia automobile abbandonata, esposta per anni alle intemperie e con chiazze di ruggine tra la vernice. Ad essere sincero però, la ruggine me l’aspettavo sulle dita e tra le mie sinapsi: la data di quell’ultimo post, 3/11/2011 è davvero lontana e coincide con l’ultima volta in cui ho scritto qualcosa per diletto. Negli ultimi mesi ho scritto molto e scritto male e questo mi ha spinto a pensare che avessi perso la capacità di essere lucido a sufficienza per mettere giù 500 caratteri da affidare a cavi di fibra ottica.

Di recente però mi è capitato di leggere un libro, Limonov di Emmanuel Carrère che, come un fuochista che soffia a pieni polmoni sulla brace per rianimarla, ha risvegliato, dalla quiescenza in cui le avevo fatte sprofondare, due mie grandi passioni: i russi e le parole.

Ho aperto questo blog con una mia (ingenua) critica a Guerra e pace di Bondarchuk in un periodo di profonda crisi di identità. Del libro e del film quello che dovevo dire l’ho già detto. Se non lo sapeste però, in entrambi ho adorato il personaggio di Andrej Bolkonskij per la sua alterigia. In seguito però ho cominciato ad apprezzarne la natura di fallito e la sua eterna incapacità di decidersi tra l’essere un intellettuale illuminato, un ambizioso ufficiale dell’esercito russo, un eremita, un filantropo o un convinto patriota. Il suo tentativo di essere tutte queste figure lo porterà, di fatto, a non essere nessuna di esse. Forse ho amato il personaggio Limonov perchè gli somiglia molto, almeno sotto questo punto di vista. Voler essere tutto (soldato, bandito, poeta, esule, poi di nuovo soldato, politico e via dicendo) per, alla fine, non essere niente. Io credo che, come dicono gli autori che questi personaggi li hanno in senso più o meno lato creati, il fine ultimo di Bolkosnkij e Limonov sia la gloria e, tramite essa, passando per Shakespeare, l’immortalità.

Io mi riconosco in loro per la loro indecisione sul “posto da occupare nel mondo”. Non mi riconosco in loro per quanto riguarda il fine delle mie azioni.

In questo periodo sento di stare compiendo scelte per il semplice fatto che sono le azioni che fanno tutti: laurea, lavoro e il prossimo passo sarà il matrimonio e/o la prole. Niente di male, no?

Di male c’è che forse sto forzando la mia natura nel perseguire scopi che non sono i miei, ma quelli che mi sono stati imposti. Quello che mi chiedo quindi è dove sia la libertà di scelta in tutto questo. La scelta è tra fuggire nei boschi e diventare un abbruttito da stress?

Penso a tutto ciò da diverso tempo e la soluzione al dilemma non credo che esista. Ieri però ho invidiato  un ragazzo (italianissimo e dalle mani curate, benchè sporche) che, in metropolitana è entrato e sedendosi per terra ha cominciato a strimpellare qualche canzone di De Andrè. Gli ho regalato un euro. Non l’ho fatto per compassione come mi succede di solito con altri ragazzi, miei coetanei, che di diverso da lui e da me hanno l’origine e la minore possibilità di scelta; non ho pensato al suo stomaco vuoto e al fatto che un ridicolo sacrificio per me equivaleva a un patimento in meno per un essere umano.

L’ho fatto per me.

So che non necessariamente quel ragazzo si alzerà tutti i giorni convinto della scelta che ha fatto, ma io ho, egoisticamente, voluto dare il mio contributo alla scelta di libertà di un uomo forse nella speranza che un giorno, quando avrò dato alla mia esistenza una direzione più affine alla mia volontà (il che presume che la mia volontà si palesi, un po’ come una divinità in un’illuminazione mistica), qualcuno farà lo stesso per me.

Per ora, c’est tout. Sappiate però che avrò ancora molto da dire su Limonov.

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Vittorio Feltri è un imbecille. O forse no?

é da un po’ che non posto, benchè di cose da riportare in rete me ne siano capitate. Ieri per esempio sono stato a un’assemblea studentesca. Lasciamo perdere per il momento, se sono qui è per commentare un editoriale di Vittorio Feltri di oggi su “Il Giornale”, evidentemente scritto dopo una lunga notte in osteria in compagnia di Barbera e non so chi altri.

L’editoriale lo trovate interamente qui. Cercherò di riportarne solo alcuni passi, i più significativi. Lo scopo di tutto ciò è cercare di sostenere una tesi: Vittorio Feltri, per quello che ha scritto è un imbecille. Nel caso in cui non fosse un imbecille, bisognerebbe sostenere che sia solo in malafede. Nel caso in cui sia in malafede, bisognerebbe pensare che chi legge il Giornale senza criticare la stupidità del suo ex direttore sia un imbecille.

[...]poichè le borse d’Europa prendono una scoppola dopo l’altra, come mai chiedi soltanto le dimissioni del premier italiano e non quelle, per esempio, di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel?

Risposta del bambino di 5 elementare:

a) Berlusconi non ha una maggioranza abbastanza forte per condurre le riforme. La sua poca credibilità nell’attuare tali riforme vale all’estero, ma soprattutto in patria, visto che Bersani, Casini, Rutelli e perfino nel PDL si chiede un atto di discontinuità. Viceversa, in Francia questo problema non esiste del tutto, in Germania nonostante il cambiamento di colore del Bundesrat, la governabilità, anche per l’istituto della fiducia costruttiva, non è mai stata in discussione.


Se la caduta finanziaria di Piazza Affari dipende in gran parte dall’incapacità del presidente del consiglio, almeno a tuo giudizio
[di De Bortoli, a cui si rivolge nello scrivere l'articolo], per quale motivo l’analoga caduta di Parigi e Francoforte non dovrebbe dipendere dagli esecutivi francese e tedesco? 

b) le cadute di Parigi e Francoforte sono legate ai rischi delle banche francesi e tedesche di crollare, specie dopo il taglio di rating subito poche settimane fa da 3 grandi istituti creditizi francesi, a causa del paventato default greco e italiano, dato che queste banche detengono grosse quantità di questo debito. Se crolla la Grecia, le banche si possono salvare (350 miliardi di euro di debito di cui circa 80-90 miliardi detenuti da banche europee); se l’Italia va in default, crolla il sistema bancario italiano che detiene la maggior parte del debito, crolla quindi il sistema del risparmio italiano e di fatto s’innesca una spirale da cui uscire sarà impossibile; conseguenza di tutto ciò, le banche francesi e tedesche detengono enormi quantità di debito pubblico italiano e anch’esse fallirebbero. Ecco il motivo per cui gli investitori vendono (o non ricomprano) i titoli delle banche e dello stato italiano e fanno lo stesso coi titoli francesi e tedeschi. I governi francesi e tedesco non hanno potere su quello italiano, che è l’unico potenzialmente capace se non di fermare immediatamente, quantomeno di contenere i danni e nel lungo periodo risolvere la situazione. Detto che, mettendomi nei panni del risparmiatore medio, se avessi titoli italiani, francesi o tedeschi, con la minaccia del fallimento del referendum greco, venderei anche io i miei titoli.

[...] Se cambiando il timoniere si riuscisse a raddrizzare la nave, lo avrebbero cambiato anche i transatlantici francese e tedesco. Invece perchè si pretende di cambiare soltanto quello del veliero italiano?

Perchè di concreto ha fatto poco in 10 anni di governo e la sua credibilità è davvero limitata e lo riprova la pesantissima copertina del penultimo numero dell’Economist; perchè sta cercando di salvare la maggioranza attuale cercando una mediazione trai poli del suo stesso partito invece di allargare il dialogo alle opposizioni in maniera credibile a causa della sua distanza dalle idee democratiche che dovrebbero invece caratterizzare un leader politico di una grande democrazia; perchè non ha le capacità politiche necessarie in questo momento essendo sostanzialmente un volgare piccolo borghese arricchito che mai si è confrontato con la vera e alta politica.

I ritagli sono fatti secondo il criterio della “maggiore stupidità” dei commenti. Il resto dell’articolo di Feltri infatti sono al di sotto del luogo comune, mentre queste sono vere e proprie perle di ignoranza/malafede/idiozia.

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Di Pietro e il partito carismatico

Qual’è il rischio che corre un partito il cui successo si basa unicamente sulla figura carismatica del proprio leader?

Un bell’esempio ce lo dà Antonio Di Pietro in questi giorni, con il suo smarcamento verso il centrodestra. è impossibile che Tonino entri nel governo o faccia patti con Berlusconi, su questo non c’è dubbio. Tuttavia le sue recenti dichiarazioni, unite al breve colloquio con Berlusconi alla Camera, fanno pensare alla volontà dell’ex magistrato di “risciacquare” il suo elettorato, anche perchè buona parte di esso è stato assorbito dalla rifondata sinistra radicale vendoliana.

Come dicevo, il rischio che corrono questi partiti è che i suoi elettori si trovino sballottati da una parte all’altra del parlamento (non solo figuratamente) poichè il proprio leader ha sentito un profumo nuovo nell’aria e ha quindi deciso di spostarsi da certe posizioni a certe altre. Questo in un partito basato sul congresso e su diverse anime è più difficile da realizzare, poichè la “governance” è il principio su cui si fonda. Quanti partiti del genere esistono in Italia? 1 solo. Il PD.

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Due copeche sul referendum

leggendo il report sull’Italia pubblicato sull’Economist di questa settimana mi ha colpito una cosa in particolare (il resto è abbastanza scontato per chi legge qualche quotidiano ogni giorno), ovvero la celebrazione della nostra riforma per le pensioni, la cui peculiarità consiste nel fatto che essa aggancia l’età di pensionamento alla prospettiva di vita media dei cittadini. La cosa mi sembra francamente normale.

Allo stesso modo mi sembrerebbe normale agganciare il quorum dei referenda al tasso di partecipazione alle ultime elezioni politiche nazionali, dato che esse sono considerate come il più importante momento di democrazia nel nostro paese. Il referendum avrebbe valore ipotizzando come quorum il 50% +1 dei voti (schede bianche incluse) registrate alle ultime elezioni.

Se non vi piace nemmeno così, vi dico che ancora meglio sarebbe fare una media dei tassi di partecipazione delle elezioni tenutesi nei 20 anni precedenti la consultazione referendaria. In questo modo si garantirebbe alla cittadinanza attiva la possibilità di scegliere senza comunque limitarsi alle regole della democrazia più elementare, che vede su 10 cittadini la possibilità che a scegliere siano solo i 2 che votano.

Se il post è poco chiaro mi scuso, ma il mio coinquilino ucraino mi ha gentilmente offerto di partecipare allo svuotamento di una bottiglia di Nemiroff e non ho saputo resistere nè alla vodka, nè all’impulso di scrivere un’altra facezia.

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Che noia ‘sta democrazia…

06-06-2011 12:46 189th political party registered in Ukraine
The Ministry of Justice has registered the 189th political party, People’s Initiative. The party is headed by Mykola Mykhailenko (born in 1977, temporarily not employed).

Its goal, according to People’s Initiative, is strengthening and protecting independence, sovereignty and unity of Ukraine, implementing in the state and society the values of human dignity, freedom, justice, democracy, rule of law, etc.

189 partiti politici in Ucraina. Ma la cosa bellissima di questa nota è quell’etc finale. Come a dire: introdurre nella società i valori della dignità umana, della libertà, della giustizia, della democrazia del rispetto della legge e le solite balle.

Ho apprezzato anche quel “temporarily not employed”.

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Spanish revolution è una new wave

Io capisco che in Spagna in questo momento ci sia un certo scoramento, soprattutto trai giovani: sentire di licenziamenti e disoccupazione da tutti i propri amici dev’essere difficile, specie se questo avviene appena dopo un periodo d’oro, com’è stato l’ultimo decennio pre-crisi in Spagna.

Ignoranza personale o sa Dio che cosa, fatto sta che comunque non riesco a solidalizzare più di tanto con questi giovani. A) Perchè mi ricordano qualcosa a mezza via tra Beppe Grillo e la “Onda”, il movimento studentensco sorto contro tagli e riforme operate tra Ministero del Tesoro e quello del’Istruzione, finito nel dimenticatoio come tutti i movimenti politici giovanili nati su di un’emergenza e morti con essa; B) perchè i movimenti studenteschi e giovanili spesso vivono solo per sè stessi non essendo portatori di vere esigenze o istanze concrete, quanto di richieste, spesso assai generiche, di cambiamento e per questo motivo finiscono per sciogliersi come neve al sole quando la voglia di sbattersi e sacrificarsi di qualcuno comincia a venire meno C) Perchè mi vien da pensare, forse un po’ semplicisticamente, “chi è causa del suo mal, pianga sè stesso”, dato che coi problemi di deficit che affliggono la Spagna in questo momento, e già da un paio d’anni, sono giunti in porto i tentativi di ridurre il deficit pubblico e la popolazione ha protestato sonoramente, senza capire che la questione era o tagli o default, e che negli ultimi anni hanno vissuto decisamente al di sopra delle loro reali possibilità.

Vedrei molto più di buon occhio questo movimento se gli Indignados riuscissero a superare le barriere geografiche e sociali che caratterizzano la società spagnola.

L’argomento tuttavia è molto interessante e la situazione spagnola andrebbe studiata bene perchè ricorda molto da vicino quella italiana sotto certi aspetti, come si diceva durante Tutta la città ne parla del 19-05. Il concetto di fondo espresso negli interventi è che un paese unito come la Germania ha affrontato compattamente le difficoltà che si sono presentate nel 2001, cioè la crisi del settore informatico e l’emergere delle prime sfide poste della globalizzazione, elaborando strategie di lungo periodo che nel breve hanno penalizzato (e non poco) alcuni settori della società, in cambio della consapevolezza che ciò sarebbe in seguito andato a tutto vantaggio dell’intera società tedesca. I risultati sono sotto gli occhi (e nella bocca) di tutti.

Viceversa, in Spagna come in Italia, è molto più frequente vedere una lotta all’ultimo sangue per accaparrarsi risorse tra diversi settori, per cui l’assegnazione e la ripartizione di queste risorse non solo non risponde a esigenze strategiche di lungo periodo, ma spesso segue logiche meramente politiche che poco hanno a che vedere con l’efficienza, ovvero con la parola destinata a marcare il secolo XXI in tutti i campi della nostra vita.

Altra cosa che mi infastidisce e non poco di questa revolucion è che molti spagnoli accusano Zapatero di essere responsabile di tutto ciò, quando invece la Spagna aveva intrapreso già da anni prima il modello di sviluppo che l’ha portata al tracollo odierno. Un’economia basata sulla speculazione edilizia e finanziaria al primo soffio di vento viene spazzata via a prescindere da chi guida il governo. Hanno poco di che lamentarsi riguardo alla crisi con Zapatero, visto che questo modello di sviluppo li ha resi contenti per almeno due decenni, facendoli arrivare persino a strillare di un fantomatico sorpasso sull’Italia per quanto riguarda il pil procapite (sorpasso che già allora il buon Romano Prodi descriveva come un fuoco di paglia).

Ora sono solo curioso di vedere dove arriverà questa nuova onda, se andrà a ridisegnare il panorama della costa su cui si infangerà o se andrà a sbattere sugli scogli e a rinculare verso l’”oblitorio” subito dopo.

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